Pelle e sole: lo chiamano eritema, invece è allergia

La pelle può essere allergica al sole. Proprio così: l’irritazione accompagnata da gonfiore e pustole che compare dopo una scorpacciata di sole può dipendere da intolleranze. Anche alimentari.

 

Aspettate tutto l’anno l’arrivo dell’estate. Ma quando, finalmente in vacanza, vi esponete al sole per abbronzarvi come si deve, la vostra pelle si irrita. Compaiono arrossamenti e bolle, il prurito si fa intenso e, nei casi più gravi, seguono complicazione sistemiche (come la febbre). Si tratta di fotodermatite, un’irritazione della pelle provocata dall’esposizione ai raggi solari. Spesso chiamata eritema solare, è in realtà una forma di allergia. La più frequente è la dermatite solare polimorfa, quella meno diffusa, ma altrettanto fastidiosa, è la cosiddetta acne di Maiorca o aestivalis, la cui origine dipende da una reazione dei raggi UV a componenti presenti nei solari o in altri prodotti per la cura del corpo.

Allergia a cosa?

Questo tipo di sensibilità al sole sembra esprimere un vero e proprio stato di alterazione dell’organismo più che una reattività locale. Se infatti è presente un’infiammazione, ed essa è troppo vicina alla soglia di comparsa dei sintomi, basta uno stimolo esterno a irritare ulteriormente la pelle. L’eritema è dunque un classico esempio di “patologia da sommazione di stimoli”: i raggi solari agiscono sull’organismo infiammandolo, e, se sotto pelle esiste già una discreta infiammazione subclinica, essa si accentuerà in maniera evidente.

Ruolo cruciale è giocato dalle intolleranze alimentari, seguite da quelle ambientali e dall’uso di alcuni farmaci, come la pillola o gli antibiotici. Gli studi hanno evidenziato l’importanza di una dieta corretta per il trattamento della fotodermatosi: molti casi di intolleranze alimentari segnalavano la scomparsa o la riduzione dell’eritema in seguito a una dieta personalizzata.

Prevenire per non curare

Più genericamente, per prevenire intolleranze solari l’ideale è una dieta ricca di antiossidanti come la vitamina C, la vitamina E e il betacarotene. Consumate quindi abbondantemente frutta e verdura: aiuteranno a contrastare la formazione di radicali liberi provocati dalle radiazioni UV. In caso di deficit di queste sostanze, può essere opportuna l’assunzione di integratori. Scopri di più sugli alimenti antiossidanti.

Nei casi più comuni questo dovrebbe bastare. Chi invece rivela una particolare predisposizione può eseguire, sotto consiglio del dermatologo, dei fototest in cui si tenta di riprodurre in ambulatorio gli effetti di un’esposizione solare ripetuta nel tempo e il grado di sensibilità alla luce. Per le situazioni più serie, infine, può essere indicata la fototerapia con raggi ultravioletti A o B che abituano la pelle a non reagire eccessivamente al sole. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, il problema si risolve con il passare del tempo, in modo spontaneo.

Sun ProtectionContro ogni forma di allergia o intolleranza solare, Eucerin ha studiato Sun Protection, la linea di solari che ti protegge come mai prima. Affianca infatti agli efficaci filtri fisici e chimici un terzo livello di protezione: quella biologica.

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Un radicale libero è una molecola particolarmente reattiva che contiene almeno un elettrone spaiato. Questa caratteristica li rende altamente instabili: per pareggiare la propria carica elettromagnetica, infatti, cercano di tornare all'equilibrio rubando alla molecola vicina l'elettrone necessario. Questo meccanismo dà origine a nuove molecole instabili, innescando una reazione a catena che, se non arrestata in tempo, finisce col danneggiare le strutture cellulari.

La produzione di radicali liberi è un evento fisiologico che si verifica normalmente. Possono però influire anche fattori esterni ambientali tra cui l’inquinamento, il fumo attivo e passivo e l’abuso di alcol, farmaci e droghe, i raggi ultravioletti e le radiazioni ionizzanti, stress psicofisico prolungato e alcuni additivi e sostanze tossiche presenti negli alimenti o sviluppate durante la loro cottura.

L'acne di Maiorca (detta anche acne aestivalis) fu descritta la prima volta nel 1972 dal dermatologo danese Niels Hjorth, che la individuò in alcuni lavoratori scandinavi che lavoravano nel periodo estivo sull'isola omonima.

La patologia si presenta, in seguito a esposizione al sole, con piccole papule o pustole monomorfe sul décolleté e in regione deltoidea (spalla): è scatenata dai raggi UVA. Mentre i comuni casi di acne migliorano nei mesi estivi, questa variante tende a un brusco peggioramento: per questo è spesso confusa con una volgare eruzione acneica o con un ritorno estivo della stessa.

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